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7 dic 2023

Il mito delle start-up e la realtà italiana

Media e presunti guru propinano a giovani (e meno giovani) con toni mirabolanti il mito delle startup. Per cui personaggi improbabili, magari con buone competenze tecniche e persino idee innovative, ma che che avrebbero difficoltà a gestire una cartoleria, si immaginano come novelli Jeff Bezos o Elon Musk. Purtroppo il catalogo degli errori che sui media non trovano spazio è abbastanza esteso, soprattutto in Italia dove il settore del venture capital è asfittico, la burocrazia asfissiante e il fisco predatorio. Inoltre il sistema educativo italiano privilegia la teoria (spesso antiquata) e non allena alla gara della vita.

Districarsi tra crowdfunding (che in Italia smuove cifre ridicole), business plan, marketing, certificazioni, e quant'altro richiede delle doti che si acquisiscono sul campo e i capitali necessari per arrivare al break even quasi sempre vengono sottostimati in un impeto di insano ottimismo. Insomma il mondo è più complesso di quello che si può immaginare davanti allo schermo di un laptop o in un laboratorio di ricerca. Gestire un'azienda è un'attività che pochi sono in grado di svolgere.

3 dic 2023

Il Mal d'Africa di Meloni

Alla Cop28 di Dubai, Giorgia Meloni ha annunciato un contributo del governo italiano di 100 milioni al fondo per la transizionbe energetica in Africa. Per capire gli ordini di grandezza si tratta della cifra che una start-up di successo raccoglie in un round avanzato di finanziamenti da fondi di venture capital. Per un continente come l'Africa si tratta di cifra irrisoria.

La Presidente del Consiglio preferisce da diversi mesi dedicare tempo alle passerelle internazionali, dove si privilegiano simboli emozionali, abbracci, dichiarazioni di ottime intenzioni e chiacchiere in quantità industriali, forse per trovare sollievo dalle difficoltà che incontra in patria alle prese con la quatidiana fatica di governare. Peraltro in una situazione di conti pubblici estremamente critica e dovendo affidarsi ad alleati infidi. E' molto più gratificante essere riverita nei consessi internazionali che trattare con Salvini o rimediare alle gaffe dei suoi parenti e/o dei suoi sodali. Oppure ad affrontare i nodi della riforma del Patto di Stabilità.


La Quarta Sponda

In questo contesto l'Africa pare essere diventato il pet project della nostra Premier incentrato su un fantomatico Piano Mattei che dispiega poche risorse, ma molte fantasiose ambizioni. Non è dato sapere se questo Piano sia la versione garbatelliana del più famoso e stantìo "Aiutiamoli a casa loro", oppure disegni un'oculata strategia diplomatica affinché l'Italia assuma un ruolo di un qualche rilievo nel Continente Nero. Di sicuro possiamo attenerci a quantro dichiarato dalla Meloni in Parlamento
“Credo che l’Italia debba farsi promotrice di un “Piano Mattei” per l’Africa, un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione Europea e nazioni africane, anche per contrastare il preoccupante dilagare del radicalismo islamista, soprattutto nell’area sub-sahariana. Ci piacerebbe così recuperare, dopo anni in cui si è preferito indietreggiare, il nostro ruolo strategico nel Mediterraneo”
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E se vogliamo aggiungere qualche elemento più concreto (si fa per dire) possiamo sorbirci il testo di un comunicato stampa di Palazzo Chigi del 3 novembre 2023 sulle "disposizioni per il Piano Mattei"
"Il “Piano Mattei”, di durata quadriennale, avrà l’obiettivo di potenziare le iniziative di collaborazione tra Italia e Stati del Continente africano, promuovere uno sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo di questi ultimi e prevenire le cause profonde delle migrazioni irregolari. Inoltre, rafforzerà il coordinamento delle iniziative pubbliche e private, anche finanziate o garantite dallo Stato italiano, rivolte a Stati del Continente africano. Il testo prevede la condivisione e la partecipazione degli Stati africani interessati all’individuazione, alla definizione e all’attuazione degli interventi del Piano e l’impegno compartecipato alla stabilità e alla sicurezza regionali e globali. Saranno attuate azioni di partenariato nei seguenti settori: cooperazione allo sviluppo; promozione delle esportazioni e degli investimenti; istruzione, formazione superiore e formazione professionale; ricerca e innovazione; salute, agricoltura e sicurezza alimentare; approvvigionamento e sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, incluse quelle idriche ed energetiche; tutela dell’ambiente e adattamento ai cambiamenti climatici; ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture anche digitali; valorizzazione e sviluppo del partenariato energetico anche nell’ambito delle fonti rinnovabili; sostegno all’imprenditoria e in particolare a quella giovanile e femminile; promozione dell’occupazione; turismo, cultura, prevenzione e contrasto dell’immigrazione irregolare e gestione dei flussi migratori legali. In merito alla governance, il decreto prevede l’istituzione di una Cabina di regia, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri e composta dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con funzioni di vicepresidente, e dagli altri Ministri, dai Viceministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle imprese e del Made in Italy, dal Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dal direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, dai presidenti dell’ICE-Agenzia italiana per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della società Cassa depositi e prestiti S.p.a., della società SACE S.p.a., della società Simest S.p.a., da rappresentanti di imprese a partecipazione pubblica, delle università, della società civile e del terzo settore, di enti pubblici e privati".

Vi risparmio le contorsioni sull'organizzazione della Cabina (si spera non balneare) di regia che tra le altre cose:
"coordina le attività di collaborazione tra Italia e Stati del Continente africano; finalizza il Piano Mattei e i relativi aggiornamenti; monitora l’attuazione del Piano; promuove il coordinamento tra i diversi livelli di governo, gli enti pubblici nazionali e territoriali e ogni altro soggetto pubblico e privato interessato; promuove iniziative finalizzate all’accesso a risorse messe a disposizione dall’Unione europea e da organizzazioni e soggetti internazionali, anche di natura bancaria;"
Insomma burocrazia allo stato purissimo che produrrà un certo quantitativo di scartoffie e che, come se non bastasse, verrà affiancata anche da una Struttura di missione che:
" assicura supporto al Presidente per l’esercizio delle funzioni di indirizzo e coordinamento dell’azione strategica del Governo relativamente all’attuazione del Piano Mattei e ai suoi aggiornamenti; cura il segretariato della Cabina di regia; predispone la relazione annuale al Parlamento".
Se fossi un africano non tratterrei il respiro in attesa che la struttura di missione si interfacci con la Cabina di regia affinché si attui la condivisione e la partecipazione degli Stati africani all’individuazione, alla definizione e all’attuazione degli interventi del Piano e si materializzi l’impegno compartecipato alla stabilità e alla sicurezza regionali e globali oppure le azioni di partenariato.



2 dic 2023

Kissinger: Per l'ardua sentenza non attendiamo i posteri

Kissinger è stato uno dei protagonisti della fase più complessa della Guerra Fredda, quando l'Occidente doveva fronteggiare le minacce esterne e soprattutto la Quinta Colonna dell'URSS nell'accademia, nei media e nei partiti politici che in Europa erano apertamente ostili alla società aperta e infiltrati da agenti del Cremlino.

Il suo più grande successo fu la diplomazia del ping pong che riaprì le relazioni con la Cina, sottraendola all'abbraccio dell'URSS. Il suo peggior fiasco fu il trattato di pace con il Vietnam che portò alla peggiore umiliazione che gli USA abbiano mai subìto in campo militare. A Kissinger dalla sinistra vengono imputate le peggiori nefandezze, a cominciare dal golpe di Pinochet in Cile, ma in realtà Kissinger dovette plasmare il corso della diplomazia americana in un momento caotico e con il prestigio globale degli USA nel suo momento peggiore.



La sua figura per molti aspetti è sopravvalutata se guardiamo ai risultati, ma essere stato l'oggetto di odio virulento e altrettanto intenso prestigio lo hanno reso una figura iconica, quasi unica tra i grandi diplomatici. Ma a voler essere franchi il suo amico George Schultz fu un Segretario di Stato molto più efficace e uno statista a tutto tondo (in politica ed in economia) di gran lunga più illustre e di maggiore esperienza. Ma Kissinger ha mantenuto comunque un ruolo pubblico fino alla fine dei suoi giorni.

Due anni fa aveva pubblicato un libro sui pericoli dell'Intelligenza Artificiale con l'ex CEO di Google Eric Schmidt e Daniel Huttenlocher, il Dean dello Schwarzman College of Computing del mitico MIT. Il libro sostiene che i sistemi di intelligenza artificiale sono diventati così potenti, così intrusivamente integrati nelle attività quotidiane e così imprevedibili che, senza una certa lungimiranza e gestione, le "trasformazioni epocali" che produrranno potrebbero mandare la storia umana in una direzione pericolosa. Durante la pandemia Kissinger era intervenuto nel dibattito pubblico con autorevolezza affermando che la pandemia gli aveva riportato alla memoria la sua esperienza di giovane soldato durante la Seconda Guerra Mondiale quando il pericolo incombeva e colpiva in modo casuale. Notando che il coronavirus stava affligendo l'umanità su una scala e un'intensità senza precedenti, preconizzò senza mezzi termini: "L'unità e la prosperità delle nazioni si basano sulla convinzione che le istituzioni statali possano prevedere i disastri, prevenirne gli effetti e ripristinare la stabilità". "E quando la pandemia di coronavirus finirà, molte istituzioni pubbliche saranno viste come fallimenti."

Sull'invasione dell'Ucraina Kissinger aveva inizialmente invitato a negoziare con Putin, ma dopo qualche mese si era ricreduto di fronte alla barbarie dell'esercito e dei mercenari russi. Sulla Kissinger sta scrivendo il terzo volume della sua biografia Niall Ferguson, che probabilmente sarà il suggello definitvo sulla sua figura.

#TikTok, un subdolo strumento della guerra ibrida cinese


Nel mio libro, Il Furto del MIllennio, un intero capitolo è dedicato alla guerra ibrida che la Cina ha ingaggiato contro l'Occidente servendosi, oltre agli strumenti tradizionali, anche dei social network.

Anzi il regime comunista cinese ha creato un social network, TikTok, proprio per acquisire dati sulla popolazione dei paesi occidentali e manipolare l'opinione pubblica sui temi di stretta attualità. E' urgente vietare l'uso di TikTok, come hanno iniziato a fare negli USA, per evitare che la Cina continui ad utilizzare questo subdolo strumento per la pesca a strascico di idiozia attraverso sistemi di intelligenza artificiale che confezionano messaggi ottimizzati con la profilazione degli utenti.

Peraltro TikTok non è ancora pienamente conforme alle nuove regole che l'Unione Europea sta per introdurre al fine di disciplinare i contenuti dei social, secondo i risultati di un test condotto dall'organo di verifica delle regolamentazioni. Quindi è un motivo ulteriore per bandire l'uso di TikTok se non si adegua alle disposizioni europee. E' arrivato il momento di dare una risposta brutale alla svolta maoista impressa alla Cina da Xi Jinping, l'autocrate che, con il terzo mandato da Segretario del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica Popolare, sta instaurando un nuovo culto della personalità nel regime comunista.

A questa emergenza avevamo dedicato una puntata di Inglorious Globastards che purtroppo è ancora drammaticamente attuale


27 nov 2023

La bestia nera chiamata Matematica

Lo studio della matematica per la maggior parte degli studenti sin dalle elementari è una bestia nera che provoca un rifiuto quasi istintivo. Ma in un mondo digitalizzato le competenze scientifico-matematiche sono fondamentali per il mondo del lavoro. Inoltre il ragionamento logico formale permette di districarsi nella complessità del mondo moderno, dove purtroppo spesso ciarlatani, demagoghi e complottisti possono sfruttare la scarsa capacità di analisi degli analfabeti funzionali.

Ad esempio basterebbe applicare l'aritmetica appresa alle elementari e un grammo di sale in zucca per ridicolizzare le farneticazioni di chi è convinto che il mondo sia governato da poche famiglie che riescono a controllare tutti i governi e le istituzioni finanziarie (oltre agli eserciti), senza un'organizzazione stabile e rapporti gerarchici fatti rispettare da una struttura di enforcement. Qualche centinaio di persone sarebbero in grado di influenzare nell'ombra miliardi di individui sparsi per il mondo.


Che fare per migliorare la didattica della matematica e delle materie STEM in generale? Innanzitutto occorre stimolare l'interesse con esempi tratti dal mondo reale o dalle esperienze di tutti i giorni. E' questo il suggerimento principale che il Prof. Vincenzo Vespri invia al mondo della scuola e dell'Università nel suo libro da poco pubblicato "Le anime della Matematica". Gli strumenti moderni come i software educativi dovrebbero essere utilizzati con maggior frequenza, mentre internet offre una messe di siti dove raccogliere idee innovative per l'insegnamento.

11 ago 2023

Politica economica: Extraprofitti e Giga Panzane dei tafazzisti compulsivi

La Melonomics si è arricchita di un nuovo strumento: la tassazione degli extraprofitti. Ma solo quelli bancari, non ad esempio quelli di tassisti o imprenditori balneari. Questo prelievo forzoso retroattivo (che grava non sui profitti futuri ma su quelli passati o quelli dell'esercizio in corso) è una violazione dello Statuto del Contribuente introdotto da Giulio Tremonti che è oggi l'ideologo economico di Fratelli d'Italia mentre gli ideologi economici della Lega sono Borghi e Bagnai, i quali ancora sono decisi a portare l'Italia nel baratro facendola uscire dall'euro. Tra l'altro Tremonti è recidivo perché aveva introdotto una "Robin Hood Tax" sulle imprese energetiche dichiarata incostituzionale. Quindi aveva prodotto un gigantesco buco nell'acqua. Ma evidentemente Tremonti non ha imparato la lezione e vuole collezionare un altro fiasco epocale facendoci mettere la faccia a Salvini.

Le dissociazioni di alcuni ministri sono vergognosamente puerili. Il decreto è stato votato da un Consiglio dei Ministri. Chi vi partecipa non può far finta di non essere al tavolo dove la decisione è stata presa. Giorgetti in particolare recita sempre la parte della scimmietta che non vede, non sente, non parla. Ma che ci va a fare al Consiglio dei Ministri se poi si dissocia da quello che ha votato? E Tajani che racconta di non essere stato presente al monento della discussione? Il Consiglio dei Ministri non è una taverna dove ci si assenta quando si discute un provvedimento importante.

Le banche sono istituzioni finanziarie con un'alta leva finanziaria: per ogni euro di capitale possono esporsi per oltre 10 euro di attivi patrimoniali. In sostanza quando le banche hanno un euro in più di capitale grazie agli utili realizzati possono erogare 10 euro in più per i prestiti alle imprese o possono acquistare titoli del debito pubblico. Queste sono le due attività principali delle banche. Andando a colpirle, il governo si infligge un duplice danno. Inasprisce il credit crunch che già affligge le imprese e riduce la capacità delle banche di sottoscrivere le nuove emissioni di titoli di stato.

Invece avrebbe fatto molto comodo alle banche avere una patrimonializzazione più robusta. Idem per quello che riguarda gli acquisti di debito pubblico italiano perché una cospicua parte del debito emesso dal governo italiano finisce in pancia alle banche e in un momento in cui la Banca Centrale Europea ha smesso di acquistare titoli di Stato dei paesi membri e in prospettiva dovrà cominciare a vendere i titoli del debito pubblico italiano che ha in pancia avrebbe fatto molto comodo un sistema bancario con le risorse per assorbire una parte di queste emissioni che non vengono parcheggiate più nei forzieri della Banca Centrale Europea a Francoforte.



Morale della favola: indebolendo la patrimonializzazione delle banche il governo si è sparato un bel colpo di bazooka in mezzo alle gambe. Oltretutto dal punto di vista della reputazione all'estero il governo certifica la propria insipienza: si alza un bel mattino e decide espropri, senza preoccuparsi delle conseguenze gravissime per gli interessi del Paese, quindi dando la sensazione di essere un'accozzaglia di tafazzisti compulsivi. Pertanto la misura demenziale rischia di far deragliare il fragile equilibrio finanziario del governo italiano, incapace di gestire il PNRR, alle prese con un debito insostenibile da rifinanziare a tassi più alti mentre la crescita del Pil nel secondo trimestre è già tristemente negativa.