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24 mar 2024

Russia: Il chip nel cervello di #Putin

Vladimir Putin con l'attacco al Crocus City Hall ha subìto un duro colpo alla sua reputazione di uomo forte, bastione della sicurezza dei sudditi e vindice delle umiliazione inflitte alla Santa Madre Russia dall'Occidente imperialista dopo la caduta dell'Urss. Pertanto lavare l'onta dello smacco è una priorità esistenziale oer il regime.

L'ex colonnello del KGB Per deflettere le accuse, taciute in pubblico, ma virulente in privato, deve imbastire un cumulo di menzogne con cui attribuire la paternità dell'attentato all'Ucraina. E' una variante dell'osceno copione che ha recitato in 25 anni di potere criminale a cominciare dall'ascesa ai vertici del potere sulle ali dei massacri in Cecenia. Massacri scatenati dall'esercito russo dopo aver attribuito a terroristi ceceni una serie di attentati contro condomini organizzati presumibilmente dal GRU usando la ciclonite, un esplosivo in dotazione solo alle forze di sicurezza russe.

In sostanza, nonostante l'evidente coinvolgimento dei servizi segreti, sopravvissuti al crollo dell'Urss, e l'assenza di qualsiasi rivendicazione o di qualsiasi arresto, Putin addossò ogni responsabilità degli attentati ai ribelli ceceni che tre anni prima avevano sconfitto l'esercito russo dichiarando l'indipendenza. Due giorni dopo diede inizio ad una brutale campagna di annientamento che poi è stata replicata in Siria e in Ucraina.



Anche stavolta dunque Putin cercherà di nuovo di cavalcare questa tragedia come ha cavalcato in passato sia quelle ordite da terroristi interni che quelle provocate ad arte dai suoi sgherri. Ma il gioco di prestigio sarà più complicato perché alle messeinscena credono in pochi e se davvero la popolazione credesse alla fola della responsabilità di Kiev nell'eccidio del Crocus, il prestigio di Putin ne uscirebbe devastato, non rafforzato.

Un leader che definiva sprezzantemente l'invasione come una "operazione miliatere speciale" si ritrova in casa il nemico che doveva essere schiacciato in pochi giorni. Invece di debellare i "nazisti" in Ucraina, i "nazisti" colpiscono gli aspiranti denazificatori e i suoi scherani nella capitale.

Zelensky ha profferito parole di fuoco contro i tentativi di Putin di coinvolgere il governo ucraino, supportato da migliaia di bot sui social che costituiscno l'armata della guerra ibrida orchestrata dal KGB:
Quello che è successo ieri a Mosca è ovviamente solo il tentativo di Putin e degli altri schifosi di dare la colpa a qualcun altro. Hanno sempre gli stessi metodi. È già stato fatto in passato. Ci sono state case bombardate, sparatorie ed esplosioni. E danno sempre la colpa agli altri. Vengono in Ucraina, bruciano le nostre città e cercano di dare la colpa all'Ucraina. Torturano e violentano il nostro popolo e danno la colpa a loro. Hanno portato centinaia di migliaia di loro terroristi qui, sul suolo ucraino, per combattere contro di noi, e non si preoccupano di ciò che accade nel loro Paese. Ieri è successo tutto questo e questo vile Putin, invece di occuparsi dei suoi cittadini russi, di rivolgersi a loro, è rimasto in silenzio per un giorno - stava pensando a come portarlo in Ucraina. E' tutto assolutamente prevedibile
.

In questa atmosfera torbida, intossicata dalle voci di complotti interni, le iniziative della propaganda putiniana (e dei suoi pupazzi prezzolati in Occidente) raggiungono vette grottesche finora inviolate: La portavoce ufficiale Maria Zacharova afferma che la Russia denuncerà l'Ucraina di fronte alla Corte Penale Internazionale (di cui non fa parte) per non meglio specificati atti di terrorismo, mentre un ex generale è arrivato ad affermare che i terroristi avevano un microchip nel cervello con cui la CIA e gli ucraini guidavano le azioni. Insomma, nel tentativo di cucinare menzogne per la Russia profonda e ignorante il poteresi autoridicolizza. Forse il chip nel cervello l'hanno inserito a Putin.


7 ott 2022

Il baratro tecnologico dell'esercito di Putin

Il clamoroso fiasco dell'esercito di Putin è attribuibile per una metà al morale e all'impreparazione dei soldati e degli alti comandi, mentre per l'altra metà alla totale arretratezza tecnologica persino nella logistica. 

 Dai razzi inesplosi e dalle armi abbandonate dai battaglioni in ritirata, i tecnici ucraini e occidentali hanno rilevato che l'industria della difesa russa ricorre, quando va bene, a tecnologie vecchie di decenni e a microchip obsoleti

Le sanzioni imposte nel 2014 dopo l'invasione della Crimea in pratica hanno imposto all'esercito di Putin il salto in un baratro tecnologico

Pupazzi prezzolati

Le industrie russe sono totalmente dipendenti dalle importazioni di componenti occidentali senza le quali non possono nemmeno riparare i cingoli dei carri armati. E nemmeno l'industria estrattiva se la passa molto meglio, mentre le linee aeree una volta finito di cannibalizzare gli aerei vecchi per i pezzi di ricambio, dovranno chiudere le attività.

Uno sfacelo tipico dei sistemi autocratico-mafiosi dove prevalgono i corrotti, le spie e gli adulatori senza dignità del tiranno, da cui dipendono carriere e patrimoni. I pupazzi prezzolati italiani, che si scagliano con inusitata veemenza contro le sanzioni imposte al loro burattinaio, sono i complici, ignari del destino che li aspetta alla caduta del regime.

Da qualche giorno Putin sta invocando in segreto con gli Americani l'apertura di canali diplomatici per un ultimo, disperato tentativo di raccogliere qualche frutto dai crimini di guerra commessi da lui e dalle sue orde. Ma Difficilmente Biden, a quattro settimane dalle elezioni di midterm, potrà calarsi le braghe in mondovisione di fronte ad un regime mafioso.





21 set 2022

Le maschere oscene del sovranismo "atlantista"

Il partito di Giorgia Meloni si riprometteva di distruggere l’euro, aveva incentrato tutta la campagna elettorale per le elezioni europee del 2014 sulla distruzione dell'euro definito "scioglimento concordato dell'Eurozona". Testualmente:

Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale si impegna a farsi promotore nel prossimo Parlamento europeo di una Risoluzione comune a tutti i gruppi “eurocritici”, per spingere la Commissione europea a procedere allo scioglimento concordato e controllato dell’Eurozona. In questo modo il processo di integrazione europea potrà procedere senza traumi e senza che sorgano nuove tensioni all’interno della UE

La Meloni stessa in un tweet che esaltava Almirante (fascista repubblichino) definiva la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea «comitato d’affari e di usurai» e sosteneva apertamente la Brexit

Quanto all'atlantismo di cui oggi fa gran sfoggio in pubblico ecco cosa twittava quando la Nato inviava truppe per difendere i paesi baltici:
Idiozia truppe NATO, anche italiane, in Lettonia. Renzi riferisca su decisione inaccettabile presa senza consultare italiani e Parlamento
E ovviamente i Fratelli d'Italia erano ferocemente critici delle sanzioni imposte alla Russia dopo l'invasione della Crimea

Insomma fino a ieri Meloni ripeteva come un pappagallo la propaganda del Cremlino. Poi ad un tratto ha invertito la rotta di 180 gradi, con una disinvoltura degna della nipote di Mubarak.

Contro l'Unione Europea, a fianco di Putin

Pochi giorni fa al Parlamento Europeo i suoi deputati hanno votato a favore di Orban, la quinta colonna del regime russo all'interno dell' Unione Europea. 

Come ciliegina sulla torta su Rai Tre nella trasmissione di Lucia Annunziata, Meloni ha ribadito che bisogna "approfondire" il rapporto tra diritto europeo e interno, cioè vuole smontare i fondamenti giuridici dell'UE, coronando il sogno bagnato di Putin.

Infine le sparate sulla "pacchia finita" o sulla rinegoziazione del PNRR confermano che al richiamo della foresta contro le potenze pluto-giudaico-massoniche è difficile resistere. 

In questa campagna elettorale quindi dovrebbe essere prioritaria la domanda: ma di fronte a tutte queste ardite giravolte, a tutti questi ruoli in commedia, a tutte queste maschere oscene del sovranismo malamente riverniciato di fedeltà "atlantista", qualcuno degli elettori si chiederà mai se viene turlupinato oggi o veniva turlupinato ieri?



7 set 2022

Il tetto al prezzo del gas russo

Con un paio di dozzine di HIMARS (e le informazioni di intelligence in tempo reale) gli ucraini hanno messo in fuga il "secondo esercito più potente del mondo". Se Putin non si arrendesse, basterebbe raddoppiare il numero degli HIMARS per far collassare del tutto le sue bande di criminali in divisa. Il blocco delle forniture di gas all'Europa e le vergognose manipolazioni su una piattaforma telematica da operetta chiamata TTF, rappresentano le ultime mosse disperate di un despota il cui destino nella migliore (per lui) delle ipotesi sarà analogo a quello di Saddam Hussein. Le sue orde si stanno disfacendo mentre gli ucraini non sanno più dove mettere i prigionieri. .



I leader dell'Unione Europea, ad esclusione del solito Orban, dopo mesi di indecisioni e vigliaccherie soprattutto di Scholz leader del partito socialista (infiltrato dai Russi dai tempi di Willy Brandt), hanno deciso di adottare l'unica misura capace di piegare il regime mafioso: il tetto al prezzo del gas importato dalla Russia. In combinazione con il tetto imposto dal G7 sul prezzo del petrolio russo rappresenta un colpo al cuore delle finanza pubbliche russe che già ora non riescono a sostenere l'impegno bellico. Infatti al farsesco vertice di Vladivostok #Putin si è scagliato contro questo provvedimento che azzopperà definitivamente l'economia di sussistenza dei suoi sudditi. In sostanza inizia adesso lo scontro finale tra l'autocrazia URSSina (inclusi i suoi accoliti in Occidente) e il mondo libero. Gli oligarchi che si oppongono all'invasione dell'Ucraina annegano in mare o volano dalle finestre sempre più numerosi. La tirannide dell'autocrate Putin volerà dal tetto del gas russo.

10 ago 2022

Le bufale sui social mascherano i fallimenti di Putin e Xi Jinping

Migliaia di bot (vergognosamente messi a disposizione degli autocrati da Facebook e Twitter) rilanciano la propaganda dei dittatori di Cina e Russia per sversarle sulle menti credule. 

Notizie inventate di sana pianta su microchip di ultima generazione, missili ipersonici, sistema di armi mirabolanti fanno il giro del mondo. A cotali bojate abboccano, inghiottendo anche l'amo, le superlative menti della geopolitica da salotto e da talk show berlusconiani, oltre ai "giornalisti", eterni bamboccioni, pagati 10 euro a pezzo. 

La geopolitica da ombrellone

Personaggi che fino a ieri confondevano i chip con i versi dei passeri, discettano degli straordinari progressi della Cina o delle avanzate dell'Armata Russa su tutti i fronti della galassia e le zone limitrofe.

Il mondo però, ahi loro, è sostanzialmente più complicato. Ad esempio, ammettiamo pure che la Cina fosse riuscita a produrre microchip da 7 nanometri come annunciato urbi et orbi. Chiunque abbia qualche nozione, anche approssimativa, sulla complessità della filiera produttiva, sa benissimo che ciò non implica la sostituzione delle importazioni di semiconduttori da Taiwan.

Veduta di Shanghai


I missili ipersonici, di cui si vanta periodicamente Putin nella sua follia da zar con lo scolapasta in testa, come abbiamo più volte spiegato, esistono da decenni e non assicurano alcuna superiorità militare al regime mafioso instaurato dal KGB.

Le manovre cinesi al largo di Taiwan sono la reazione rabbiosa di un regime che ha perso consenso e forza propulsiva, ma dal punto di vista pratico certificano l'impotenza di un esercito arretrato e privo di esperienza sul campo.

L'invasione nei sogni bagnati

I cinesi dispongono al momento di 40mila marines, cioè truppe scelte da sbarco, e non abbastanza scafi per trasportarli tutti. Taiwan può contare fino ad un milione di riservisti oltre a circa 200mila soldati già pronti per difendere l'isola. Quindi un'invasione al momento è impensabile. 

Ma se il regime comunista si intestardisse nella sua follia revanscista, al blocco di Taiwan l'Occidente potrebbe reagire con il blocco dello Stretto di Malacca, dove passa la maggior parte dell'import - export cinese e che quindi per l'economia riveste un'importanza vitale.

Per non parlare delle sanzioni che al momento stanno riportando la Russia, prima ai tempi dell'URSS, e poi a quelli delle anime morte dei servi della gleba. E potrebbero riportare la Cina alle carestie che causarono la morte di milioni di individui durante il maoismo.

30 lug 2022

La coalizione Cremlino-destra

Berlusconi non ha retto. Dopo mesi di pura sofferenza in cui ha dovuto fingere di aver sposato la linea atlantista del governo, alla caduta di Draghi l'ex Cav. Pompetta ha dichiarato senza mezzi termini:
"Ho parlato con l'ambasciatore russo in Italia Razov. Mi ha spiegato le loro ragioni, cosa ha fatto Zelensky"
E, come se non bastasse, ha reiterato senza vergogna le peggiori menzogne della propaganda russa:
"Mi ha raccontato che è stata l'Ucraina a provocare ventimila vittime nelle zone contese. E che l'invasione era necessaria perché il rischio era che l'Ucraina attaccasse la Russia".
Le solite smentite rabberciate del Papi, hanno forse convinto qualche membro del cerchio magico a Villa Grande, ma resta il fatto che l'idillo tra Berlusconi e Putin non è certo una sorpresa.

L'URSSini di Arcore


Insomma Berlusconi, in campagna elettorale, si trasforma in URSSini e si schiera dove batte il cuore, con il criminale di guerra, sodale di tanti anni e di tante piacevoli esperienze nelle dacie piene di accoglienti lettoni.

Avrà un compito monumentale la Meloni (a sua volta grande esegeta della Russia fino al 24 febbraio 2022) per smarcarsi da cotali farneticazioni. Magari si farà consigliare dal suo amico Steve Bannon. Sempre che non finisca in galera. Insieme a Trump.

Atlantismo double face

Del resto l'intervista a Fox News (graziosamente concessa ad una nota attivista trumpiana, tal Maria Bartiromo) per accreditarsi come baluardo del fronte occidentale non ha convinto gli scettici. I quali non possono fare a meno di ricordare le prese di posizioni pro-Russia sue e dei suoi supporter, come la Santanche'«Ci sono tante ragioni per cui dovremmo essere dalla parte di Putin».
Chissà come mai le ragioni della coalizione Cremlino-destra non sono state illustrate in diretta alla Bartiromo.

16 lug 2022

I Grullini, ovvero le Mine Stravaganti

La realtà non fa sconti a chi si illude di poterla ignorare. Le mine stravaganti delle politica italiana che hanno già inferto danni irreparabili a questo disgraziato paese, dal Reddito di Cittadinanza, ai ferrei lockdown durante l'epidemia di Covid sono di nuovo deflagrate. Conte e la sua ciurma di personaggi improbabili ebbri di revanscismo straccione sono stati aizzati a kanciare una ennesima sfida al buonsenso nella speranza di recuperare consensi tra le grandi masse di analfabeti frustrati convinti di essere vittime di complotti galattici e non della loro idiozia.



Ma questo ennesimo salto mortale logico e' destinato a finire con una brutale schienata sul duro cemento dei conti pubblici. Non è possibile continuare a pagare stipendi e pensioni (e tantomeno il Reddito di Parassitanza) se viene meno la benevolenza degli investitori internazionali che devono rifinanziare il debito pubblico italiano. E non saranno certo i funzionari dell'Ambasciata Russa in Italia (o altrove) a poter staccare i cospicui assegni ogni mese per riempire le greppie delle clientele populiste. E tantomeno sarà il Chihuahua di Putin, quel Medvedev che abbaiando su Telegram si attribuisce il merito della defenestrazione di Draghi dopo quella di Boris Johnson.

Anche dopo la guerra la Russia rimarrà un paria per i paesi occidentali e l'appoggio della Cina non basterà a sfamare la popolazione. I cinesi del resto sono meno ingenui degli occidentali: ogni boccone di pane indispensabile lo faranno pagare a caro prezzo, chiunque occupi il Cremlino.

7 mag 2022

I soldati russi che si arrendono vanno ricompensati con cospicui premi in contanti


Secondo l'intelligence americana parecchi soldati russi si sono consegnati agli ucraini o si sono schierati al fianco dei cugini meridionali, perché disgustati dai loro ufficiali che «li hanno gettati nel tritacarne per Putin» senza rifornimenti e senza cibo. Insomma la voglia di combattere per un tiranno mafioso corrotto non è molto diffusa. Molti soldati provenienti dalla Siberia (i cui villaggi distano migliaia di chilometri e diversi fusi orari dal fronte), sono stati allettati da offerte di denaro per disertare dall'esercito russo. Hanno preferito deporre le armi piuttosto che finire inceneriti in un vecchio carro armato durante una guerra già persa

Far leva sul morale a terra

E' arrivato il momento di far leva sul morale a terra dei coscritti. Per mettere fine al conflitto in tempi brevi i soldati russi che si arrendono vanno ricompensati con grossi premi in contanti avendo in mente l'obiettivo di convincerne alcune decine di migliaia.



A chi sventola bandiera bianca va data una ricompensa di 50 mila dollari e, in caso lo voglia, anche una nuova identità con residenza permanente di un paese dell’Ue o degli Usa dove rifarsi una vita. I soldati andrebbero incentivati non solo ad abbandonare l’esercito, ma anche a consegnare materiale bellico. munizioni, carri armati, blindati, navi, elicotteri, aerei, rampe di lancio. Per esempio pagando 70 mila dollari per un carro armato, 100 mila per un elicottero, 300 mila per una rampa di missili, 1 milione per un aereo. 

Pace, non resa alla sopraffazione

Un trattamento economico generoso andrebbe proposto a ufficiali superiori che forniscano elementi utili a depotenziare le capacità offensive degli invasori. programma simile è stato già approvato dal parlamento di Kyiv, ma bisognerebbe che siano i membri della Nato a finanziarlo e sostenerlo. Sarebbe il modo migliore per arrivare ad una pace duratura, non a una resa alla sopraffazione.


Il sistema mafioso di Putin



Putin non è solo un autocrate fanatico e senza scrupoli. E' soprattutto un agente del KGB di scarso prestigio, rozzo, ignorante e brutale, che ha scalato i vertici del potere grazie ai legami con la mafia e a un gigantesco apparato corruttivo messo in piedi personalmente a Leningrado sfruttando la posizione che ricopriva nell'Amministrazione Municipale. Probabilmente Putin ottenne quel ruolo chiave grazie alle connessioni sia con il KGB che con la mafia, che all'epoca agivano spesso in tandem. I segreti inconfessabili del Cremlino che sono costati la vita ai pochi che li conoscono o li hanno investigati sono stati rivelati in dettaglio da Craig Unger nel libro "Casa di Putin, Casa di Trump".



La mafia russa si installò in America sin dagli anni '70, quando gli Usa e l'Urss negoziarono un accordo per permettere agli ebrei di emigrare in America e sfuggire alla repressione comunista. Come era nello stile dei banditi installati al Cremlino tra gli ebrei vennero infiltrati agenti del KGB e criminali comuni che avrebbero esportato i metodi delle organizzazioni malavitose forgiatesi nelle durissime carceri siberiane. Infatti appena arrivati a New York le bande di assassini iniziarono a taglieggiare la comunità di immigrati dall'Urss che si era stabilita nel sobborgo di Brighton Beach Era il sobborgo dove operava il padre di un certo Donald Trump, ma questa è un altro lato della storia che affronteremo a suo tempo.

I mafiosi russi alla caduta del comunismo

Alla caduta del comunismo questi mafiosi russi ristabilirono i rapporti con la madrepatria con l'intento di estendere la rete delle loro attività criminali. A Leningrado trovarono terreno fertile e cosche mafiose già fiorenti. Ad una di esse era affiliato l'allenatore di judo di Putin. Nel suo libro autobiografico, "Prima Persona", il tiranno parla con affetto di Leonid Ionovich, o Lyonya, il soprannome di tal Leonid Ionovich Usvyatsov. Nelle pagine del libro Putin spesso omette il cognome dell'allenatore una figura influente nella sua vita. La ragione di tale "smemoratezza" è facile da intuire: voleva evitare che si sapesse chi esattamente fosse Lyonya. Infatti sulla lapide di Leonid Ionovich Usvyatsov nel cimitero di San Pietroburgo è scritto: “Potrei essere morto, ma la mafia è immortale”.

San Pietroburgo fu la prima città russa dove si realizzarono le privatizzazioni. Sfruttando la sua posizione relativamente defilata di Vicesindaco di San Pietroburgo e Presidente della commissione per gli affari esteri (KVS), ottenne il mandato di regolamentare le licenze agli investimenti esteri in enormi imprese precedentemente pubbliche. Azzerato il sistema di razionamento sovietico le autorità avevano un disperato bisogno di trovare beni con cui riempire gli scaffali dei negozi.

Il potere di Putin nel Municipio di San Pietroburgo 

Per questo motivo Putin aveva acquisito il potere di determinare chi poteva diventare ricco a San Pietroburgo e in Russia durante la turbolenta fase di disfacimento dell'Urss. Per sfruttare al meglio questo potere organizzò un apparato corruttivo senza uguali, come spieghiamo nel video qui in basso.
Da quell'ignobile furto di ricchezze pubbliche, dalle complicità incrociate che ne derivarono e dai legami inconfessabili nella nomenklatura sovietica cominciò la frenetica scalata alla Presidenza della Federazione Russa approfittando dell'avanzato stato di alcolismo e della debolezza di Yeltsin.
Una scalata propiziata da forze oscure presenti nella chiesa ortodossa e tra i fanatici del panslavismo, rimasti in ombra ma pur sempre influenti durante il regime sovietico.

E' una cultura diffusa tra le masse ignoranti, il cui unico sollievo ad una vita miserabile si concretizza nell'illusione della Santa Madre Russia, un impero accerchiato e minacciato. E' una mistificazione plurisecolare diffusa da Pietro il Grande a Alessandro III fino a Stalin e Putin. Si trascinano così in questa abiezione di dipendenza dallo Stato o da un padrone dalla culla alla bara, in cui la libertà non è un valore rispetto alla probabilità di un pezzo di pane quotidiano, Erano servi della gleba all'inizio del 900 e lo sono ancora intellettualmente e moralmente.

18 apr 2022

Le sanzioni devono colpire la Russia anche dopo la guerra


Che le sanzioni siano inefficaci è una delle molteplici bufale diffuse dagli URSSini. Chiaramente dipende dal tipo di sanzioni, ma in generale sono uno strumento che raramente ottiene risultati immediati, perché col tempo agiscono come un cappio che strangola lentamente. Ad esempio la disfatta dell'esercito russo nella battaglia di Kyiv è il risultato delle sanzioni (peraltro molto limitate) imposte sui trasferimenti di tecnologia alla Russia nel 2014 dopo l'invasione della Crimea.

Per questo oggi i militari russi non hanno un sistema di comunicazione minimamante affidabile, non hanno droni di utlima generazione e i carri armati sono lattine di tonno scaduto.

L'affondamento del Moskva, il migliore incrociatore della Marina militare russa, dotato di sistemi antimissile e anti aerei, conferma che il ritardo tecnologico, esacerbato dalla corruzione dei generali, è ormai incolmabile. Il regime di Putin ha le stesse caratteristiche del regime sovietico di cui rappresenta un'involuzione ancora più insidiosa dell'originale. Anche se la proprietà privata non è più vietata, ciò che determina le fortune individuali è la vicinaza al potere e la partecipazione ad un sistema di natura mafiosa che ha preso possesso dello Stato, delle istituzioni e dell'economia. Chi si oppone finisce in galera o al cimitero, ucciso dalle pallottole o dal veleno dei sicari.

La nuova nomenklatura di diretta derivazione dal KGB ha abbindolato l'Occidente illudendolo di rappresentare un partner affidabile. Dove non ha potuto la menzogna è stata usata la corruzione dei politici come in Germania, Belgio, Francia e Italia. Quando a Mosca crollerà la mafia al governo, la Russia dovrà essere smilitarizzata, purgata dalle scorie dell'URSS, e messa in condizioni di non nuocere più. In altre parole non si dovrà ripetere l'errore commesso per ben due volte nel XX secolo, quando dopo averla sconfitta, invece di smembrare la Russia, si è permesso che riaffermasse il suo potere militare.

15 apr 2022

Disinformazia per telelobotomizzati



Crimini di guerra a Bucha



L'invasione dell'Ucraina è stata preceduta da un'accurata pianificazione su molti livelli:

1) Un'opera di corruzione su vastissima scala di politici cosiddetti sovranisti in Occidente.

2) La condotta  pluriennale della guerra asimmetrica incentrato sui social media con migliaia di bot e di profili falsi gestiti da varie agenzie governative russe.

3) Disinformazione su vasta scala convogliata attraverso i canali televisivi come Sputnik e Russia Today

4) Il reclutamento di agenti nei media, negli eserciti della NATO (in particolare l'Italia), nelle istituzioni e nei servizi segreti (nei cui comitati siedono personaggi come il noto analista da talk show URSSini).

5) Hackeraggio di siti sensibili in Europa e America, oltre che ovviamente in Ucraina.

6) Stipula dei contratti capestro di fornitura di gas e petrolioottenuti con mazzette ai massimi livelli delle imprese e dei governi.

7) Il coinvolgimento nella propaganda di religiosi e prelati cattolici sensibili ai messaggi omofobi, anti moderni e comico-millenaristi del Patriarca Kirill.

8) L'organizzazione di associazioni di amicizia con la Russia in tutta Europa attraverso cui organizzare eventi.
 
9) Il finanziamento su vasta scala di organizzazioni ambientaliste per promuovere l'uso di gas russo a discapito di energie rinnovabili e centrali nucleari.


Propaganda e manipolazione 


Un aspetto insidioso della guerra asimmetrica attraverso la disinformazia per telelobotomizzati, è la manipolazione della Storia su cui si basa la propaganda del Cremlino per negare l'esistenza di una nazione ucraina.

La nazione ucraina nasce molto prima della creazione della Russia, quindi, come ha giustamente sottolineato la Novaja Gazeta, questa farneticazione veicolata dai Dugin di turno e dagli eredi di un filoslavismo razzista e anti-occidentale è semplicmente il ridicolo collante di farneticazioni schizofreniche.

Altrettanto schizofreniche sono le accuse di nazismo rivolte agli ucraini che hanno eletto un presidente ebreo. Solo un disturbato mentale circondato da sicofanti e zerbini può proffeire deliri di questa grossolana portata, o continuare a negare i cirmini di guerra documentati in mondovisione.
Eppure in Occidente grazie alla preparazione propagandistica e corruttiva di cui sopra trovano una sponda nei media, nell'opinione pubblica (seminanalfabeta) e nel mondo politico.




12 apr 2022

In Ucraina comincia la Battaglia del Donbass

Il carro armato a guida autonoma, gestito da un programma di intelligenza artificiale, oppure controllato da remoto cambierà la nozione stessa di guerra, intesa come scontro tra umani.
 
In futuro le battaglie potrebbero svolgersi tra mezzi da fantascienza privi di soldati in carne e ossa. Forse i soldati manovreranno i mezzi di terra, di mare e di aria da un bunker segreto a decine di migliaia di kilometri di distanza. 

Sta già accadendo con i droni o con i robot artificieri. Appena arriveranno i droni kamikaze promessi da Biden a Zelensky sarà ancora più evidente, perché questi oggetti volanti saranno in grado di individuare da soli il bersaglio e colpirlo.

Il macellaio di Aleppo

Nel frattempo Putin affida il comando delle operazioni in Ucraina a tal Dvornikov, un generale che viene spacciato per geniale stratega della campagna in Siria

In realtà Dvornikov non si è mai avventurato a meno di 40 chilometri dal fronte. E' un macellaio distintosi esclusivamente per le atrocità commesse in Siria e in Cecenia in combutta con nazisti libanesi e siriani. Come stratega è stato un disastro.

Difficile che un esercito allo sbando, decimato, senza logistica e dotato di mezzi obsoleti possa migliorare in pochi giorni affidato ad un incompetente per quanto fedele del nano judoka. Ad ogni modo lo vedremo non appena comincia la Battaglia del Donbass destinata a decidere le sorti dell'invasione.

Il fronte interno

Sul fronte mediatico italiano si registra la solita sceneggiata di Orsini, a cui Vespa, giustamente rifiuta di dare spazio per comparsate a favore di Putin.

Anche l'Eni, dopo la Rai (su intervento della Commissione Parlamentare di Vigilanza). pare abbia sottratto la greppia al sociologo del terrorismo. Resta da capire chi gliela aveva concessa e per quali fini. E chi lo ha nominato in un comitato dell'intelligence italiana in un paese dove abbondano gli esegeti di Putin non solo tra i vertici istituzionali, ma anche militari e dei servizi segreti.

7 apr 2022

URSSini al Verde

Indiscrezioni raccolte all'interno di Eni (ma non confermate dai vertici) e rilanciate dalla rete -- in particolare il sito filo-Putin TPI -- lascerebbero intendere che il colosso petrolifero italiano non ha intenzione di continuare a foraggiare (come fa dal 2016) l’Osservatorio sulla Sicurezza internazionale della Luiss diretto da Alessandro Orsini, definito come "sociologo del terrorismo". L'ammontare del contributo è coperto da riservatezza (cosa inaccettabile per un'impresa pubblica) ma si vocifera che sarebbe di circa 450mila euro (anche se alcuni parlano di cifre superiori).

                                    Un carro armato russo colpito dalle forze ucraine

La Luiss da questa storia esce con la reputazione a pezzi, nonostante avesse preso (debolmente) le distanze dalle elucubrazioni del "docente" sulla guerra in Ucraina (Zelensky si deve arrendere perché i russi hanno già vinto) condite da previsioni azzardate (ad esempio sulla guerra in Georgia che ovviamente non si è finora materializzata). Purtroppo anche la Rai, che aveva stipulato un contratto per la presenza nel programma Cartabianca, ha esibito un metodo di selezione degli ospiti alquanto discutibile, che è stato veementemente stigmatizzato nella Commissione Parlamentare di Vigilanza.

Consigli agli URSSini


L’Osservatorio degli URSSini edita anche il quotidiano online Sicurezza Internazionale, diretto dal professor Orsini "di pirzona pirzonalmente" (come direbbe Catarella) e a cui lavorano una decina di giovani analisti, pagati dai soldi pubblici dell'Eni, non si capisce bene a che titolo. Interpellato da TPI, Orsini non ha voluto commentare la notizia. 

Ad ogni modo una volta tolta la greppia pubblica gli analisti e il loro Conducador potranno dedicare tempo ad istruirsi sulla storia dei rapporti tra Russia e Ucraina da fonti indipendenti, ad esempio la Novaja Gazeta, che Putin ha fatto chiudere. Oppure potrebbero informarsi da studiosi che hanno dedicato una vita all'Ucraina, come Massimiliano di Pasquale, autore di Abecedario Ucraino.

1 apr 2022

L'invasione dell'Ucraina spiegata dalla Novaja Gazeta



Questo paragrafo tratto dall'articolo "Operazione Cromosoma Russo. Cosa fare dopo"? pubblicato sulla Novaja Gazeta, nel numero 30 del 23 marzo 2022 a firma di Vladimir Pastukhov, riassume bene tutta la fissazione di Putin e della sua banda di accoliti per l'Ucraina. Il punto chiave mi sembra questo:

"Il Cremlino attribuisce particolare importanza mitica al controllo dell'Ucraina. La tesi sull'impossibilità dell'esistenza dell'Impero russo, se non c'è l'Ucraina nella sua composizione, che non è mai giustificata razionalmente da nessuno, è accettata come un assioma incondizionato ed è fondamentale in tutte le costruzioni geopolitiche del Cremlino. L'Ucraina nella sua comprensione vale bene sia una Messa che un'"operazione speciale", che può essere organizzata nel centro dell'Europa come ultima e decisiva battaglia"
.

Insomma siamo di fronte alle ossessioni di menti malate, assecondate dalla mafia che è riuscita ad insediarsi al Cremlino grazie ad una campagna di disinformazione sulla guerra in Cecenia e ad attentati sul modello "Incendio del Reichstag" di hitleriana memoria.

Tali ossessioni vengono alimentate dalla Chiesa Ortodossa e da un patriarca bigotto, fondamentalista, anti-occidentale che sfrutta la pulsione dei russi (insita nel loro DNA) al misticismo millenaristico straccione. Tra l'altro queste posizioni oltranziste di Kirill fanno vibrare una corda neanche tanto nascosta nella Chiesa Cattolica Romana. Infatti Bergoglio ha impresso una deriva rabbiosamente contraria al libero mercato e ai valori di libertà e tolleranza. Adesso cerca di restaurare la sua immagine di tupamaro antioccidentale con il viaggio a Kiev.

Ad ogni modo, spiega lucidamente Pastikhov come le menzogne della mafia putiniana e dei suoi complici in Occidente siano cresciute su un terreno abbondantemente concimato dallo spiritualismo ortodosso e slavofilo:

"La mitologia dell'"operazione speciale" non è un prodotto creativo del lavoro di Putin o della sua amministrazione. È arrivato al Cremlino dall'esterno, si è riflesso nello specchio del potere post - comunista russo ed è tornato all'ambiente esterno, da dove è venuto come un concetto del "mondo russo", simile allo storione. Questo mondo piuttosto piatto si basa ancora su tre pilastri russi:
1) fondamentalismo ortodosso, 2) slavofilismo 3) stalinismo (una versione radicale del bolscevismo russo).
La stessa enumerazione di queste "radici spirituali" suggerisce che questa ideologia non è stata trovata nella spazzatura (anche se sembra a molti che fosse lì), ma era legata da steli radicati nelle profondità più profonde della cultura spirituale russa, nel suo seminterrato oscuro. [...]
A mio parere, da allora fino ad oggi, la Russia è rimasta uno stato teocratico in forma aperta o latente (come nell'era sovietica, quando la religione di stato era temporaneamente comunismo)".


La saldatura tra stalinismo e fondamentalismo ortodosso intriso di nazionalismo aggressivo e di ostilità verso l'Occidente era evidente sin dalla rivoluzione bolscevica e delle sue tragiche conseguenze

"In effetti, oggi possiamo dire che lo stalinismo non è mai stato uno zigzag accidentale dell'anima russa perduta, ma si trovava nella direzione generale dello sviluppo dell'ideologia russa, era strettamente connesso con le componenti non occidentali del bolscevismo - sia con lo slavofilismo che con l'ortodossia radicale, che può essere considerata come i suoi precursori. Lo stalinismo era associato all'eredità spirituale della Russia e, pur essendo soggetto a ostruzionismo, non si incarnò, ma andò sottoterra e divenne un sotterraneo".


Non sarà facile estirpare queste aberrazioni dalla Russia moderna una volta che il regime di Putin cadrà travolto dalle conseguenze della guerra che il suo esercito arretrato non potrà vincere.

27 mar 2022

L'Armata Branca-Putiglione

Conte dichiara la sua totale avversità all’aumento delle spese militari e Salvini si scaglia contro l’invio delle armi all’Ucraina. Non si poteva trovare conferma più nitida di quanto il populismo fascio-comunista abbia attecchito in Italia dopo decenni di propaganda finanziata dal Cremlino su televisioni, giornali e soprattutto social media.

Di fronte all'imponente dispiego di mezzi le difese delle istituzioni sono state travolte, mentre i servizi segreti sono stati ampiamente infiltrati, come testimonia il caso di agenti russi fatti entrare col pretesto dell'aiuto umanitario per il Covid.
Del resto basta dare uno sguardo ai giornali degli ultimi anni per verificare il gradimento di Putin (un autocrate che adotta metodi mafiosi per rimanere al potere) tra i vertici dei partiti e delle istituzioni italiane:


“Vladimir Putin è un dono del Signore” (Silvio Berlusconi, Forum sulla democrazia a Yaroslav, in Russia, 10 settembre 2010)

“Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!” (Matteo Salvini su Facebook, 25 novembre 2015)

“Ci sono tante ragioni per cui dovremmo essere dalla parte di Putin” (Daniela Santanchè, Forza Italia, ad Agorà, Rai 3, 3 settembre 2014)

“Fra Putin e Renzi io scelgo Putin tutta la vita. Putin lo vorrei domani mattina come presidente del Consiglio” (Matteo Salvini a Radio Anchi'io, 3 dicembre 2014)

“Chi gioca contro Putin è un deficiente” (Matteo Salvini incontrando la stampa estera, 10 dicembre 2014)

“L’Europa processa Putin, ma io lo preferisco a tanti euro-buffoni!” (Matteo Salvini su Facebook, 11 marzo 2015)

“Io credo che la Russia sia sicuramente molto più democratica dell’Unione Europea di oggi, una finta democrazia. Io farei a cambio, porterei Putin nella metà dei paesi europei, mal governati da presunti premier eletti che non sono eletti da nessuno, ma telecomandati da qualcun altro” (Matteo Salvini al Parlamento europeo, 11 marzo 2015)

"Trump e Putin li considero un beneficio per l’umanità. La politica internazionale ha bisogno di uomini di Stato forti come loro”. Beppe Grillo intervista al Journal du Dimanche (22 febbraio 2017, da globalist.it)

“Putin è una delle persone con le idee più chiare al mondo, mi basterebbe essere a un minimo del suo livello. Scambierei Renzi con Putin domani mattina, saremmo un Paese migliore” (Matteo Salvini a Radio Cusano Campus, 20 marzo 2015)

“Putin meglio di Renzi, ha ragione Salvini” (Giorgia Meloni a Otto e mezzo, su La7, 3 dicembre 2015)

“L’alleanza Trump-Putin ci deve rassicurare” (Luigi Di Maio, M5S, a Di Martedì su La7, 10 gennaio 2017))

“Ai fessi che prendono in giro Salvini ricordo che lui con largo anticipo ha puntato su Putin, Trump e Le Pen. E voi, geni della geopolitica?” (Claudio Borghi, futuro parlamentare leghista, su Twitter, 11 novembre 2016)

“Se devo scegliere tra Putin e la Merkel... vi lascio la Merkel, mi tengo Putin! #ottoemezzo” (Matteo Salvini su Twitter, 25 marzo 2017)

“Putin è già un interlocutore, ha vinto su tutta la linea”
“Gli arresti a Mosca? E allora Guantanamo? Non tocca a me valutare la democrazia in un altro Paese” (Manlio Di Stefano, M5S, La Stampa, 30 marzo 2017)

“Io sono amico della Russia, è un complotto?, no!, faccio dei convegni con i membri del partito di Putin, e me ne vanto. Il grande, grandissimo Putin! Magari averne uno in Italia... Questi deputati russi mi hanno regalato delle palle di Natale, eccole, queste sono le palle di Putin, non le palle di Renzi, che racconta da pallonaro qual è. Oggi c’è la grande repubblica federativa russa, del grande Putin, altroché rovinare la vita dell’Occidente con le bugie, ma andatevi a seppellire bugiardoni! Io ho fatto l’albero di Natale con le palle di Putin, alla faccia di Obama, della Clinton e di chi ci vuole male!”
(Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato, pubblica un video su Facebook dopo aver addobbato il proprio albero di Natale, 10 dicembre 2017)

“Io sono sempre dalla parte dei governi legittimi. Come sono quello di Putin in Russia e quello di Maduro in Venezuela. Gli arresti in Russia riguardavano manifestazioni non autorizzate, rispetto a Grillo, Navalny è un blogger del piffero” (Vito Petrocelli, senatore M5S, La Repubblica, 6 aprile 2017)

“Europa con la Russia, il pericolo è la Cina” Giorgia Meloni a La Stampa 9 Maggio 2021

“Complimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione a presidente della Federazione russa. La volontà del popolo in queste elezioni russe appare inequivocabile” (Giorgia Meloni su Facebook, 18 marzo 2018)

Per la pace mondiale “meno male che c’è Putin”, dice Alessandro Di Battista (Il Post, 25 gennaio 2019)

“La Russia non sta invadendo l'Ucraina. Poi, per carità, tutto può accadere ma credo che Putin (e non solo) tutto voglia fuorché una guerra” (Alessandro Di Battista su Facebook, Adnkronos, 22 febbraio 2022)



Ora gli accoliti di Putin di fronte al fallimento dell'invasione cercano di sabotare il fronte occidentale chiedendo la resa dell'Ucraina e l'appeasement della NATO. Questa armata Branca-Putiglione allo sbando sente che l'inevitabile disfatta di Putin segnerà anche il suo destino politico.

Con la forza della disperazione manda gli ultimi kamikaze come il povero URSSini al sacrificio. Un gesto grottesco che, come nel film di Monicelli, si trasforma in una farsa.

19 mar 2022

Putin abbaia, le sanzioni mordono



La guerra lampo non ha avuto il successo sperato da Putin. L'invasione è entrata in una fase di guerra di posizione, con attacchi di crescente intensità contro la popolazione civile rimasta nelle città. Questa escalation non sarà priva di conseguenze perché le richieste di incriminazione per crimini di guerra sono già partite e la Corte Internazionale di Giustizia ha intimato la cessazione delle operazioni. Del resto anche per i crimini commessi nella guerra in Georgia ci sarebbero evidenze schiaccianti contro Putin. Gli esiti dell'invasione rimangono incerti, ma anche una vittoria nelle battaglie campali non assicura agli invasori il controllo del territorio. Putin abbaia minacce al mondo, ma per il momento a mordere sono le sanzioni che hanno anchilosato l'economia russa. Con l'arrivo delle armi più sofisticate dall'Europa la superiorità dei russi potrebbe essere seriamente intaccata. Per questo i complici dello psiconano judoka in Occidente (compresa l'Italia) invocano l'equidistanza (che in pratica significa dare la vittoria a Putin) e aborrono l'invio delle armi alla Resistenza ucraina.



A Mosca, sia pur dissimulato e coperto dalla propaganda del regime, regna il pessimismo sull'esito dell'invasione che travolgerà la nomenklatura. Nel clima di congiure e sospetti (con voci di siluramenti ed arresti ai vertici) anche i fedelissimi di Putin iniziano ad accusarsi reciprocamente per sottrarsi alle responsabilità.

Il patetico comizio di Putin nello stadio gremito di figuranti, lacché e comparse pagate, infarcito di farneticazioni e minacce, propone un paragone impietoso con l'eroismo di Zalensky che incita la sua gente alla difesa e viene invitato a parlare in tutti i Parlamenti del mondo libero.

La tecnologia occidentale vincerà la guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina scatenata da Putin con motivi falsi e pretestuosi ha evidenziato il ruolo srategico delle tecnologie di comunicazione, sia per le truppe sul terreno sia per i sistemi di armamenti sofisticati. Droni, missili teleguidati, cybersecurity, comunicazioni internet per accedere ai social, armi anticarro, contraerea, tutto dipende dall'affidabilità delle comunicazioni e dalla trasmissione in tempo reale.

La Resistenza tecnologica avanzata

Su questo terreno gli ucraini riescono a mantenere una superiorità grazie anche al sostegno del mondo libero e soprattutto delle reti di sorveglianza satellitare anglosassoni (Five Eyes). Mentre i russi non riescono a capire nemmeno dove si trovano le loro unità da combattimento, la Resistenza ucraina riceve in tempo reale le informazioni dall'intelligence occidentale. Inoltre i soldati di Kiev usano il sistema Starlink di Elon Musk, che fornisce accesso ad Internet in banda larga dallo spazio.

La ferraglia sovietica è impantanata senza carburante (presumibilmente venduto dai generali corrotti al mercato nero) e le reclute sono senza munizioni. Le perdite inflitte agli invasori (probabilmente intorno a 10mila morti e almeno il doppio di feriti) hanno devastato la loro capacità offensiva dei battaglioni russi che da giorni sono attestati su precarie posizioni dove vengono colpiti sempre più spesso. 

 Il fronte interno 

Nel frattempo il fronte interno è in ebollizione con quotidiani segnali di dissenso e manifestazioni di protesta nelle maggiori città, dove la gente sfida la polizia e la reclusione fino a 15 anni. Le sanzioni stanno lentamente strangolando un'economia che era già in condizioni precarie e che uscirà dalla guerra senza prospettive di crescita per decenni. Anzi se gli europei sostituiranno le importazioni di gas dalla Russia con quelle da altri paesi, per Putin si apre un baratro (ammesso che sfugga all'incriminazione per crimini di guerra).

Come se non bastasse a Mosca circolano documenti del servizio segreto FSB, che accusano esplicitamente il Cremlino e gli accoliti di Putin di totale insipienza e incompetenza. Tra sospetti e congiure il clima nel cerchio magico dell'autocrate si sta avvelenando e le voci di purghe ed arresti sono sempre più frequenti. 

Chissà se quando cadrà il regime KGB 2.0 si troverà a Mosca qualcuno che ricorderà di aver conosciuto, riverito e servito lo psiconano. In Italia, ad esempio, i suoi amici sono tutti misteriosamente spariti.




6 mar 2022

Tra i due litiganti in Ucraina la Cina gode?





Ma davvero la Cina puà essere considerato un alleato affidabile della Russia contro l'Occidente? La Cina si rifornisce dall'Ucraina di grano, di tecnologia militare, di materie prime e vi investe cospicui capitali che non amerebbe vedere in fumo. Anche astraendosi dai rapporti di amicizia tra i due paesi, alla leadership comunista l'invasione dell'Ucraina provoca problemi molto spinosi, perché il cataclisma geopolitico innescato dalla guerra, rischia di travolgere i fondamenti dell'economia cinese.



La Cina media tra i due litinganti 

La Cina non può permettersi di rinunciare ai rapporti commerciali, finanziari e tecnologici con l'Occidente e vuole diventare un partner essenziale nella transizione ecologica. Inoltre il ricompattamento dell'Occidente e della Nato peserà moltissimo nelle decisioni sulla possibile invasione di Taiwan già piuttosto incerta dopo il lancio di Aukus

In sostanza, tra i due litiganti in Ucraina, la Cina non gode troppo. Per questo motivo ha lanciato una frenetica attività diplomatica per mediare tra Putin e Zelensky con l'approvazione anche di Biden. 

Nel frattempo Xi Jinping si è allineato alle sanzioni occidentali senza troppe esitazioni. Alla lunga questo conta più di mille parole.

20 feb 2022

Guerra in Ucraina: un gorilla di nome Putin



Il Presidente Biden vuole evitare a tutti i costi di apparire impreparato al confronto con Putin e rischiare un'altra disfatta come in Afghanistan. Ma non sembra intenzionato a trascinare l'America e la Nato in una guerra per difendere Kiev pur di fronte alle deliranti pretese del Cremlino. 

La Propaganda

Pertanto, pur nella convinzione che Putin in qualche modo farà seguire i fatti alle parole, la strategia di Washington si fonda principalmente sulla comunicazione che coinvolge un tridente formato da Casa Bianca, Dipartimento di Stato e Pentagono. Conferenze stampa si susseguono quotidianamente per avvertire l'opinone pubblica dell'imminente invasione, corredate le immagini satellitari delle truppe russe. Insomma la propaganda prevale sulle armi.

                                     Il Jurassic Park del KGB: Putin, mammt e tu


L'Europa non crede alle lacrime


In Europa invece prevale lo scetticismo sulle reali intenzioni di Putin e si tende a enfatizzare la via diplomatica, nella convinzione che la minaccia di invasione dell'Ucraina sia come il grido dei gorilla che si battono il petto per intimidire il rivale nella foresta. 

La guerra sarebbe un'avventura estremamente rischiosa per il dittatore russo. Anche se la campagna militare avesse rapidamente ragione delle difese ucraine (evento non affatto scontato), mantenere sotto controllo un paese impoverito con 44 milioni di abitanti (di cui 40 ostili), anche tramite un governo fantoccio, non sarebbe agevole.

Peraltro le condizioni economiche della Russia sono pessime: il paese rimane una satrapia arretrata che si regge solo per le esportazioni di materie prime. Se venisse anche colpito da sanzioni come l'esclusione dal circuito Swift, il suo sistema finanziario andrebbe in tilt per mesi.

29 gen 2022

Vietare l'accesso a Swift sarebbe un'efficace sanzione contro la Russia




Le mire revansciste di Putin in Ucraina, secondo la Casa Bianca, sono destinate a concretizzarsi in un attacco all'Ucraina nel mese di febbraio. Nel frattempo la guerra asimmetrica è già in atto con attacchi cyber contro siti sensibili ucraini e con la disinformazione su internet e sui social. Macron, fedele alla secolare tradizione filorussa dell'Esagono, parla di de-escalation, come i suoi predecessori a Monaco di Baviera nel 1938, che infatti ottennero l'effetto contrario, contribuendo ad imbaldanzire Hitler.

Difficilmente gli autocrati, specie se atterriti dalla perdita di prestigio e di potere all'interno a causa dell'economia in caduta libera, si lasciano convincere dalle chiacchiere diplomatiche. Soprattutto se la Germania oramai fa apertamente il doppio gioco contro la Nato. Ne sa qualcosa il suo unico oppositore, Navalny, incarcerato nel silenzio assoluto dei governi imbelli europei ed americano. Per questo occorre prevenire le loro mosse o preparare le ritorsioni con largo antcipo. L'ultima volta che Putin aggredì l'Ucraina annettendosi la Crimea, i paesi occidentali impiegarono mesi per varare sanzioni talmente blande che al Cremlino stanno ancora ridendo. Questa volta Sleepy Joe e i due incapaci posti ai vertici del Pentagono e del Dipartimento di Stato sembrano pervasi da idee più chiare. Insomma a Washington sembra prevalere lo spirito di Churchill, non quello di Chamberlain o di Petain.



La sanzione più efficace sarebbe l'esclusione delle banche russe dal sistema Swift che permette la verifica dei pagamenti transnazionali. E' un sistema molto antico, che risale all'epoca in cui dominavano i telex. Però funziona abbastanza bene e, dopo decenni di tentativi, ancora non si è riusciti a sostituirlo.

A Putin verrebbe assestato un colpo sotto la cintura che lo metterebbe in rotta di collisione persino con gli oligarchi che lo sostengono al potere. Costoro vogliono avere la libertà di arricchirsi e di fare la bella vita in Occidente. Diventare gli zerbini dei cinesi per accondiscendere alla mattane dell'autocrate non è esattamente in cima alle loro priorità.